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Dal
Corriere della Sera
del 14 09 2008 di Pierluigi Panza
Cacciari:
«Gehry, l'anti- Palladio dell' architettura»
Celebrandolo
come «anti Palladio, ma capace come Palladio di
esportare il suo sogno in tutto il mondo», il sindaco-professore
di architettura Massimo Cacciari ha celebrato l'archistar
americana Frank Gehry, in occasione dell'apertura dell'XI
biennale di Architettura inaugurata ieri sera dal ministro
Sando Bondi. E gli ha assicurato che la renovatio
urbis veneziana passerà anche per una sua
opera: "accanto al ponte di Calatrava inaugurato
l'altro ieri, al museo di Tadao Ando alla Punta della
Salute e all'Archivio Vedova progettato da Renzo Piano
che dovrebbero essere pronti per il prossimo anno procederemo
alla realizzazione del Venice Gate all'aeroporto, di Gehry".
Perchè Venezia, fa capire il sindaco ha bisogno
di architettura contemporanea, se non vuol restare solo
«un arcaico museo».
Spazio dunque all'«anti Palladio» a Venezia,
«che non è una città palladiana ma
di dissonanze, perché non è possibile concepire
un ordine senza caos. Per questo l'architettura anticlassica
di Gehry è consona a Venezia». È dunque
dall'XI Biennale, del suo ex studente Aaron Betsky (56
paesi invitati e 25mila visitatori solo nei giorni del
vernissage) che riparte la possibilità di ospitare
in Italia, a Venezia, un'opera del maestro di Venice (Los
Angeles).
«Alcuni anni fa mi chiamarono per progettare' un
gateway a Modena: quando ho presentato il progetto per
una semplice porta scenografica, la città si è
divisa in due fazioni.
L'Italia e anche Venezia sono così: passionali,
orgogliose. Ha ragione Cacciari quando dice che da voi
c'è caos e non l'ordine tipico di Palladio. Ma
io, se devo pensare a dei personaggi della cultura che
mi hanno influenzato, più che a Palladio penso
a Don Chisciotte e ad Alice di Lewis Carroll».
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E ieri sera il
ministro Bondi ha ulteriormente sottolineato l'importanza
che nel nostro Paese venga realizzata architettura contemporanea
di qualità. «Oltre a custodire il patrimonio
della nostra storia - ha dichiarato - abbiamo il dovere
di arricchire queste eredità di nuove opere di
bellezza testimonianze della nostra civiltà».
Aggiungendo una frecciatina, però, a quelle archi-
, star proprio alla Gehry. «Non abbiamo bisogno
di ,star dell'architettura, ma di architetti colti che
conoscano la nostra civiltà e che siano in grado
per la loro professionalità e spirito artistico
di costruire, con un profondo senso di responsabilità,
opere che competano per bellezza, risposte ai bisogni
, dell'uomo e rispetto dell'ambiente, con le opere del
passato».
Oltre a Gehry, i Leoni della Biennale sono andati allo
storico James S. Ackerman («anche Palladio seppe
alternare decoro, al Teatro Olimpico, e licenza, a Villa
Capra»), all'americano Greg Lynn per la migliore
installazione, alla Polonia per le partecipazioni nazionali
e al gruppo cileno Elemental il Leone d'Argento per i
migliori giovani.
E proprio mentre avveniva l'inaugurazione, a Vittorio
Veneto un gruppo di architetti e critici (tra i quali
Mario Botta, Philippe Daverio e Howard Burns) teneva un
convegno per i 500 anni del Palladio, l'architetto italiano
i cui «Quattro libri dell'architet¬tura»
furono il bestseller dell'epoca e il cui «codice
classico» fu esportato in tutto il mondo».
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